Chiesa Apostolica in Italia

Visita in Albania giugno '99 di Elia Landi

Passaggio di consegne:

Questo numero di Infomissione conterrà prevalentemente la cronaca dell'ultimo viaggio a Pogradec dai nostri Stefania, Sandro, Luciana e i bambini. Dopo esserci organizzati velocemente, il sottoscritto, accompagnato dal past. Samele Scandurra di Enna e dall'anz. Franco Nicosia di Palermo siamo partiti con il furgone con alcune cose utili soprattutto per i nostri ragazzi, un vecchio frigorifero, due armadietti componibili, scatole e valige con abiti per bambini adolescenti e adulti per i nostri villaggi.

ARappresentanza Italo-tedesca Pogradec abbiamo incontrato i pastori Emanuel Enke e Klaus Schiemann della nostra chiesa in Germania con loro si incontravano i due Consigli Nazionali della chiesa tedesca ed italiana per ufficializzare un passaggio di responsabilità da Emanuel Enke a Sandro Sardella. Un momento importante per la nostra Opera che abbiamo ricordato ai/nei tre gruppi dei villaggi. Sia in Stropcka, che in Blaca e Bratomire il pastore Enke ha ripercorso le tappe del suo impegno in Albania, sin dalla sua vocazione stimolata da Kunnigham nel lontano 1991; ha parlato delle sue prime visite nei villaggi e in Pogradec e del suo rapporto con la testimonianza evangelica in loco. Visibilmente emozionato ha messo in luce il suo grande amore per questa missione. Non sono mancate parole di riconoscenza ed ammirazione per l'impegno italiano in questa vicenda, ricordando come tutto è iniziato da un semplice invito al Convegno Nazionale di Pasqua 96.

Visita al campo Profughi

CampoIn Pogradec sono stati ospitati profughi provenienti prevalentemente dalla Macedonia. L'associazione PEP (Pogradec Encouragement Project) ha accolto 2100 persone di cui 1400 assegnati ai vari movimenti associati; gli altri sono stati ospitati nelle famiglie assistiti sempre dal PEP. A noi come Chiesa Apostolica sono stati affidati 350 profughi. Di questo campo Sandro, Stefania e Luciana sono i responsabili; chiedo loro di parlarcene.

Red. - Come e dove è stato possibile alloggiare 350 persone bisognose di tutto?

Sandro - Queste persone, al nostro ritorno in Albania, erano già alloggiate da due settimane in un centro di addestramento militare, del quale noi ne abbiamo preso l'intera gestione.

Red. - Quali le difficoltà pratiche?

Sandro - In questo campo le difficoltà all'inizio erano grandi perché la cattiva gestione dei militari a creato una situazione pericolosa nel aspetto igienico-sanitario ed una completa insufficienza negli altri aspetti (poco cibo, alloggio in stanze umide e senza letti, nessuna assistenza sanitaria). Affinchè questa situazione potesse migliorare abbiamo dovuto impiegare un periodo di circa due mesi di intenso lavoro.

Red. - Qual è il vostro specifico impegno nel Campo?

Sandro - Io ho la diretta responsabilità di tutto il campo, il quale è stato organizzato in vari settori di lavoro, che Stefania ed un altro fratello albanese organizzano.La cucina del campo

Stef. - La mia responsabilità nel campo è quella di occuparmi prevalentemente per la distribuzione di materiale igienico ed altro sia per le donne che per i bambini. Aiuto anche Sandro nella direzione del campo prendendone le veci quando lui è assente.

Luc. - Il mio lavoro con i profughi del Kossovo è indirizzato soprattutto verso i bambini che ogni giorno vengono presi dai rispettivi campi con un pullman e portati nella chiesa del centro Nehemia dove , attraverso canti, scenette e diversi lavori manuali si vuole far conoscere anche a loro la persona di Gesù.

Red. - Come vivono e come trascorrono il loro tempo i profughi; Vi sono problemi d'ordine pubblico, di sicurezza, ecc..?

Sandro - Con tutta l'organizzazione del PEP si sono create diverse opportunità di svago sia didattiche che spirituali (attività sportive e ricreative, film ed incontri cristiani al di fuori del campo, ecc.). Per l'ordine pubblico e sicurezza non abbiamo grandi problemi perché in ogni caso nel centro ci sono sempre alcuni militari è poliziotti che lo sorvegliano

Red. - Qual è l'equilibrio psicologico delle persone? Come affrontate casi "difficili";

Sandro - Meno della metà delle persone hanno riportato un grave trauma psicologico, ma forse per la loro cultura, solo poche di queste riescono ad aprirsi completamente, spesso raccontano vicende che hanno vissuto altri. L'unica cosa, che per mia la esperienza ho potuto vedere, è quella di saper essere dei buoni ascoltatori e cercare di capire quando è il momento giusto per potergli parlare dell'amore di Gesù, cosa molto delicata perché la stragrande maggioranza dei Kosovari sono dei veri mussulmani.

Red. a Stefania: L'equilibrio psicologico delle persone è abbastanza scosso in quanto molte sono coloro che hanno subito violenze sia fisiche, psichiche non che emotive sulle proprie vite o essendo spettatori nel vedere ciò che veniva fatto nelle vite di altri. Molti di loro vivono in uno stato depressivo, di paura e stress, mentre altri assumono un atteggiamento di evasione pretendendo che niente sia successo.Anziana Kossovara

Stef. - La cosa importante che stò imparando giorno dopo giorno è quella di stare in contatto con loro, lasciandoli liberi di esprimere le proprie sofferenze attraverso l'ascolto delle loro personali testimonianze.

Red. - Sappiamo che ti stai specializzando in un settore molto delicato che è quello della cura di persone violentate, psicologicamente, emotivamente, fisicamente, e sessualmente. Trovi dei riscontri in quest'opera che state facendo al Campo?

Stef. - Si. Posso dire che questa esperienza che stò vivendo al momento mi sta servendo molto come tirocinio, come pratica per gli studi che sto facendo. Infatti, sono venuta a conoscenza di molte violenze subìte da queste persone in particolar modo donne e bambini che non hanno fatto altro che farmi applicare ciò che sto studiando.

- Sandro e Stefania hanno accompagnato Samuele, Franco e i fratelli tedeschi (past. Emanuell e Klaus)a visitare un altro campo gestito dai militari greci non molto distante da Pogradec, ed hanno potuto constatare che: i campi di accoglienza gestiti da organizzazioni cristiane sono maggiormente organizzati sia dal punto operativo che dall'aspetto relazionale migliori degli altri.

Due parole con i profughi.

All'interno del campo, aiutando i nostri ragazzi, abbiamo colto l'opportunità per fare due parole con alcuni profughi. Di proposito non abbiamo voluto conoscere i particolari raccapriccianti delle loro ultime vicende (anche se ce ne hanno parlato), sono più o meno simili Due donne traumatizzateper tutti e di cui abbiamo sentito ampiamente parlare nei servizi vari dei nostri TG. Abbiamo voluto ascoltarli rispettando la loro sensibilità ferita, il loro orgoglio nazionalistico che adesso li spinge soltanto ad odiare ed alla vendetta; abbiamo voluto pregare con loro perché se è umanamente impossibile ricreare degli equilibri stabili certo è possibile per Dio suturare le loro profonde lacerazioni.

Abbiamo incontrato Sefedin Xhafolli nell'infermeria; una piccola stanza di circa 10 mq.: un lettino per visitare le persone malate, una panca per sedersi, e tante scatole di ogni tipo con "cose" varie da distribuire - medico ed infermiera sono Kosovari, musulmani.

Sefedin, - 1,90, robusto, sguardo tirato e aspetto trascurato - è insegnate di lingua albanese, ma negli ultimi anni lavorava a Radio Pristina; sposato e padre di 4 figli, tutti in Albania tranne un figlio, arruolato nell'UCK, che non vede da 6 mesi. Una famiglia come tante che nel pieno della guerra è stata cacciata dalla propria casa e costretta all'esodo in Macedonia, con i bombardamenti della Nato alle spalle, spintonata dalle baionette innestate dei serbi.

Red. - Parlaci del contesto storico che ha prodotto le vicende note:

Sefed. - Sono circa un centinaio di anni nel corso dei quali, periodicamente vi sono stati tentativi di "pulizia etnica" da parte della Serbia, ma i veri illiri (popolazione indigena già installata all'epoca sin da alcuni secoli prima di Cristo), siamo noi e siamo sparsi in Montenegro, parte della Macedonia e Grecia, in Serbia (Kossovo) e naturalmente l'Albania. Questa terra è la nostra, ed è pretesa dai serbi per la sua ricchezza. Vi sono grosse miniere d'oro, nichel e lignite oltre a tante altre risorse.

Red. - Adesso che sembra fatta la pace, ritornerete in Kossovo?

Sefed. - Non prima che l'Europa possa garantire la fine delle ostilità e l'annessione del Kossovo all'Albania. In tutti i casi sarà difficile la convivenza tra serbi e kossovari. Siamo due etnie diverse su un territorio che è albanese.

Red. - Ciò che abbiamo sentito e letto dai mass-media è attendibile?

Sefed. - Senza dubbio, anche se voi avete sentito e letto una parte di quello che è successo, soprattutto perché le ultime notizieDonna con suo figlio nato durante la fuga. venivano censurate. Ogni giorno si scoprono "fosse comuni" con centinaia di cadaveri soprattutto uomini ma anche tante donne con i loro bambini. Credo che per i prossimi cento anni si scopriranno cose terribili fatte in questa guerra.

Red. - Quali sono i sentimenti del tuo cuore; cosa stai provando?

Sefed. - Il mio cuore non è libero! Vi è una profonda tristezza e tanta confusione. Spero in una vera pace dove si possa vivere serenamente e dove il rispetto della dignità dell'essere umano abbia la priorità su ogni altro diritto o pretesa.

Red. - Come vi trovate in Albania?

Sefed. - "Shume mire", molto bene; albanesi e kossovari non avevano avuto occasione per ritrovarsi da 84 anni. E' stato emozionante rincontrarsi; essere ospitati nelle loro case ecc..

Red. - E qui al campo come vi trovate?

Sefed. - Ci troviamo molto bene con Sandro e gli altri collaboratori, anche se sappiamo che è una soluzione provvisoria.

Abbiamo ringraziato Sefedin chiedendogli se potevamo pregare con lui. Ha accettato e spontaneamente ci ha dato il suo indirizzo per andarlo a trovare a Pristina non appena le cose si saranno normalizzate. Ci ha colpito quel che ci ha detto: "Se verrete a trovarmi il giorno dopo verrò in chiesa per ringraziare il Signore!"

Chissà che non sia una porta aperta per andare anche in Kosovo?


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La Chiesa Apostolica in Albania è membro del Il VUSH l'organo ufficiale dell'Alleanza di chiese e organizzazioni missionarie evangeliche che operano in Albania. Alleanza Evangelica Albanese, e della Fondazione Nehemia è una delle più grandi e prime fondazioni che lavorano in Albania dal '91. Oltre ad un grande lavoro sociale sostengono varie missioni nei più svariati bisogni.