- A che punto siete con
la vostra sistemazione?
A circa tre mesi e mezzo
dal nostro arrivo possiamo dirvi che tutti i lavori in casa
sono stati ultimati, certamente le cose da fare sono state
molte anche perché, essendo un modesto appartamento, necessitava
di una totale manutenzione; le porte non si chiudevano,
le finestre facevano aria da tutte le parti, i pavimenti...
ve li lasciamo immaginare. Nonostante tutto, ora, abbiamo
una casa abbastanza accogliente e calda. In questo periodo
stiamo cercando di regolarizzare la nostra residenza e per
questo abbiamo chiesto di appoggiarci alla fondazione "Nehemia"
così da poter avere un riconoscimento, per lo stato, come
missionari.
- Com'è attualmente la
situazione della sicurezza in generale, e per voi in particolare?
Dopo il fallito colpo di
stato, in settembre, la situazione va lentamente migliorando.
La polizia si sta sempre di più organizzando, grazie all’aiuto
delle forze dell'ordine italiane, per creare una situazione
più stabile, tenendo sotto controllo la malavita locale.
Per noi non ci sono pericoli in particolare, ma ovviamente
se dobbiamo affrontare un viaggio all'interno dell'Albania
portiamo con noi delle persone albanesi.
- Quale realtà a livello
umano, sociale, ed economico avete trovato?
E' difficile descrivervi
la realtà in tutti questi aspetti in un modo dettagliato.
In tutta la nazione c'è una disperata situazione di disoccupazione.
Circa 10 anni fa le persone lavoravano nelle miniere e nelle
cooperative statali, dove ricevevano una ridicola retribuzione.
Oggi il lavoro si svolge per lo più nei campi, per la maggior
parte da donne e bambini, mentre gli uomini e i giovani
cercano lavoro all'estero. Molti sono quelli che intraprendono
la via del "commercio", infatti, non è difficile
trovare in Albania delle persone sedute vicino ad una scatola
di banane sulla quale si può trovare un paio di pacchetti
di sigarette, alcuni di caramelle e biscotti, qualche mela
ecc. ecc. Le persone che lavorano per lo stato (Insegnanti,
impiegati e poliziotti) prendono circa 120.000 lire al mese
considerando che i prezzi al consumo sono di poco inferiori
a quelli italiani.
- Come vi state muovendo
sull'avvio del vostro ministero?
Già dalla visita fatta
in maggio ci siamo accorti che la situazione che ci era
descritta dal Past. Enke era differente dalle realtà in
loco. Infatti, nel villaggio di Stropkë, all'inizio degli
incontri c'erano solamente una o due persone, mentre in
Bratomirë vi era la partecipazione di una ventina di donne.
Adesso la situazione è cambiata; in Stropkë ci sono circa
una decina di persone e una quindicina di bambini, mentre
in Bratomirë la situazione è un po' instabile, a volte ci
sono 7-8 persone e a volte una quindicina, mentre i bambini
sono circa cinquanta. Abbiamo fatto visita anche ad una
famiglia nel villaggio di Blacë (una volta nella loro casa
si tenevano degli incontri). In questi villaggi facciamo
il culto una volta a settimana e secondo le possibilità
facciamo delle visite in un altro giorno.
- Quante e quali sono
le difficoltà, in tutti i sensi, che mostrate?
Le difficoltà sono tantissime
considerando che siamo qui da poco tempo; la prima è
la lingua albanese,
per questo motivo essendo legati a degli interpreti, che
hanno i loro impegni, non abbiamo la possibilità di muoverci
per il ministero con libertà. Stiamo prendendo delle lezioni
private tre volte alla settimana, ma ci vorrà del tempo
per imparare perché la grammatica di questa lingua è un
po' complessa. Un'altra difficoltà è la mancanza
di un mezzo idoneo
(fuoristrada) che ci permetta di raggiungere alcuni villaggi
anche con cattivo tempo (le strade che vanno nei villaggi
sono delle vecchie mulattiere che con la pioggia sono impercorribili).
Grandi difficoltà, ed imbarazzo, troviamo nel momento delle
visite; le necessità
di queste persone
sono tante e reali, ed alcuni sono molto opportunisti (ci
fanno richieste di ogni genere e persino dei soldi). I bisogni
maggiori sono per il vestiario (in qualche modo la campagna
soddisfa i loro bisogni alimentari). Nel periodo invernale,
a causa del freddo, in Bratomirë e Blacë (1100mt. s.l.m.),
difficilmente le persone vengono agli incontri e questo
ci costringe a non poter avere un regolare programma.
- Quali sono le prospettive
alla luce delle vostre prime esperienze?
Nel passato, in questi
villaggi, è stato già predicato il vangelo da tanti missionari,
ma negli ultimi due anni c'è stata una totale mancanza di
presenza ministeriale cosi da disperdere tutto il lavoro
fatto in precedenza. Noi cercheremo di riprendere questi
contatti, soprattutto con molte visite rimanendo nei villaggi
per alcuni giorni (questo lavoro potrà essere svolto in
modo più profondo quando avremmo raggiunto una sufficiente
capacità di linguaggio). Ci muoveremo anche per ristabilire
gli incontri in Blacë. Ma quello che conta molto qui in
Albania è l'opera sociale, quindi vorremmo poter lavorare
in questa direzione, aiutandoli nelle cose pratiche, creando
corsi di musica, distribuzione di materiale di qualsiasi
genere ed altro ancora.
- In quali altri modi,
oltre a quelli in atto, potremmo sostenervi ed aiutarvi
nel vostro lavoro?
Cogliamo l'occasione per
ringraziare (come facciamo nelle nostre lettere missionarie),
tutti quelli che collaborano nell'opera con la loro offerta,
con il loro lavoro e le loro preghiere. Se questa missione
ha avuto un inizio è grazie a questo. Crediamo però che
ci sarà un seguito, per il quale chiediamo il vostro aiuto.
Sappiamo che molti stanno lavorando per raccogliere i fondi
per acquistare una Jeep, altri si prodigano per raccogliere
vestiario e materiale in genere, ma quello che ci vorrebbe
dopo è la buona volontà di qualcuno che organizzandosi possa
farci visita portando questo materiale da distribuire. Per
questo rivolgiamo un appello soprattutto ai ministri, giovani
e meno giovani, che possano sfruttare questa opportunità
per vedere delle realtà molto diverse da quelle italiane.
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