| Domenica, 16 giugno1996 siamo partiti per l'Albania. Eravamo
quattro persone: Marco Mai, Salvatore Cianci, Elvio Arrigucci
ed il sottoscritto. I tre compagni di viaggio sono tutti membri
della comunità grossetana. Com'è nato questo viaggio? Perchè
farlo? Quali risultati sono stati raggiunti? .... e il futuro?
Cercherò di rispondere incominciando, appunto, dall'inizio.
Nel Consiglio Distrettuale della comunità grossetana vi era
il desiderio di fare qualcosa di più incisivo nell'ambito dell'attività
missionaria. Il
pastore Roberto Mazzeschi me ne parlò e trovò il mio consenso
in quanto ho sempre creduto nella componente missionaria all'interno
di una comunità. Già da tempo avevo condiviso con altri conservi
questo desiderio di interessarsi all'Albania. Vedevo questa
nazione, qui, a due passi dall'Italia, in una situazione (quella
dopo il cambiamento di governo del 1990) favorevole all'Evangelo
che stava diventando sempre più oggetto d'interesse di altre
opere e di nazioni molto più distanti, non solo chilometricamente
parlando, ma anche di abitudini, costume e mentalità. Sentivo
il bisogno di fare qualche cosa. Da un'altra parte, nella
fase di preparazione del Convegno Nazionale di Pasqua si decise
di invitare il pastore Emanuele Enke a parlarci del suo lavoro
in Albania. Forse non tutti sanno che il pastore Enke, oggi
alla vigilia del suo 68° anno di età, già presidente e pastore
della Chiesa Apostolica in Germania, nel corso del suo anno
sabatico, il 64°, sentì la vocazione di lasciare la Germania
per incominciare un'opera in Albania. Il pastore passò il mercoledì
missionario a Grosseto ed incominciò a parlarci della missione
in quella nazione facendoci comprendere il grande bisogno dell'Evangelo
tra gli albanesi. Mi sentii sfidato; incominciai a pensare
come concretizzare qualcosa. Gli chiesi cosa potevamo fare e
mi rispose che i bisogni erano tanti; ma il più importante,
il più urgente era quello di trovare una coppia di missionari
che avrebbero potuto prendere sulle loro spalle la responsabilità
della missione
Prima di tutto occorreva andare a vedere sul posto il lavoro
iniziato dal past. Enke; poi, poichè vi andavamo, avremmo potuto
portare con noi qualcosa da dare ai fratelli albanesi. Ma come
portarlo? A questo punto è necessario aprire una parentesi sulla
fase preparatoria di questo viaggio che ha mobilitato gran parte
di persone della comunità grossetana. Il mercoledì missionario
successivo alla visita del pastore Enke e di sua moglie ci siamo
ritrovati nel culto a progettare qualcosa per questo scopo.
Ci siamo mossi in tre direzioni: prima di tutto era necessario
avere un gruppo di preghiera continuo. Abbiamo predisposto un
calendario di preghiera, con argomenti specifici per tutti i
giorni delle cinque settimane che ci separavano dal viaggio.
Poi, dovevamo trovare i mezzi economici per realizzare il viaggio,
ma più che questo, il denaro serviva per comprare i prodotti
da portare in Albania. Dopo aver esaminato diverse soluzioni,
quella migliore era avere un Bazar, da farsi per quest'anno,
in chiesa, (l'anno prossimo lo faremo nell'ambito di una manifestazione
che si chiama "La Primavera Maremmana", patrocinata
dal Comune). E questo abbiamo fatto per il 14 e 15 giugno invitando
non solo credenti, ma anche persone della via e della città,
e sia le une che le altre non hanno disatteso l'invito. E questo
è stato un momento veramente positivo. Ho visto fratelli e sorelle,
giovani e non, impegnarsi come mai nel preparare gli stand e
le esposizioni, rendere più gradevole la visita delle persone
con un piccolo punto d'accoglienza; e non solo, molti hanno
regalato oggetti veramente preziosi. Infine si doveva organizzare
il viaggio! Non sapevamo quanto ci sarebbero costati i prodotti
da comprare. Abbiamo interpellato la "Manetti e Roberts",
tramite il pastore Bulleri di Prato, che vi lavora, ed abbiamo
avuto gratuitamente la maggior parte della roba. Altra ne abbiamo
comprata; abbiamo confezionato circa 130 pacchetti regalo, con
dentro circa una ventina di prodotti. E' stato bello vedere
le persone con quale entusiasmo vi lavoravano, prima nella catalogazione
degli oggetti e dei lavori fatti per metterli all'asta, poi
per preparare i pacchetti; insomma, sono stati momenti edificanti
anche quelli che ci hanno consentito di lavorare insieme. Ed
io ringrazio il Signore per l'entusiasmo con il quale tutti
hanno contribuito. L'ultimo problema, lo costituiva il mezzo
con il quale fare il viaggio. Un po' da incoscienti, dopo tutto
quello che la comunità aveva donato, abbiamo proposto alle famiglie
della chiesa di comprare un furgone. La risposta è stata straordinaria!
Un fratello che lavora in Fiat ci ha fatto avere un Combinato
Diesel con il quale, non solo possiamo portare sei persone,
ma anche tutta la merce che vogliamo. Ora tutto era pronto per
la partenza.
Siamo partiti domenica mattina dopo aver caricato il furgone
con circa 130 pacchetti-regalo contenenti ogni sorta di prodotti
di igiene personale, una mountain bike, diversi chili di zucchero,
pasta, acqua, ecc... L'itinerario era Grosseto - Brindisi, imbarco
per Igoumenitsa (in Grecia - da qui ci era stato consigliato
di passare dal pastore Enke anche per motivi di sicurezza),
quindi verso il confine albanese e Pogradec. Questa era la località
nell'Albania centro-orientale che dovevamo raggiungere. Un paesino
sul lago di Ocrida che segna il confine con la Macedonia, la
parte meridionale dell'ex Iugoslavia. La sua posizione sul lago
gli darebbe una certa importanza, almeno dal punto di vista
turistico, ma la cattiva volontà e i pochi mezzi a disposizione
non gli consentono di intraprendere qualsivoglia iniziativa
per rendere decentemente abitabile il lungo lago. Dopo aver
preso posto dove alloggiavamo, un vecchio presidio militare
che i ragazzi di "Gioventù in Missione" stavano riorganizzando,
la nostra avventura è incominciata in casa del pastore Enke
il martedì mattina. Ci ha fatto un quadro della situazione parlandoci
di lui, della sua vocazione, in cosa consiste il suo impegno
a Pogradec e i suoi rapporti con le realtà evangeliche esistenti.
E' stato interessante ascoltarlo, anche se abbiamo compreso
molto di più vivendo quella settimana con lui. La stessa mattina
siamo andati a visitare due centri che un altro fratello missionario,
stretto collaboratore di Enke, Arnold Geiger, ha impiantato
nel paese con l'aiuto delle chiese della Germania. La prima
è una segheria e la seconda è un panificio. All'interno di questi
due piccoli e rudimentali, ma efficienti laboratori vi sono
tutti cristiani, alcuni venuti da diverse parti del mondo, altri
sono del posto. Ascoltando questo fratello, abbiamo capito
che ha un grande bisogno di mano d'opera, anche per periodi
di tempo limitati. Il pomeriggio abbiamo visitato i primi
credenti in un villaggio che si chiama Stropcke; lì abbiamo
trovato un gruppo di circa 35/40 persone con molti bambini.
Una casa aperta, persone gentilissime ed ospitali. Alcuni si
sono lasciati andare a ricordi di esperienze vissute in Italia
e/o con italiani. Abbiamo avuto modo di presentarci e raccontare
loro come siamo stati incoraggiati ad andare a trovarli. Il
pastore Enke, senza mezzi termini, non ha esitato a dire loro
che c'è un certo interesse da parte dell'opera apostolica italiana
a continuare il lavoro da lui iniziato. L'altro gruppo lo
abbiamo visitato il gioved'. Qui è stata tutta un'altra cosa.
Quando il pastore Enke visita i due paesi, Brathomire e Placa,
di solito associa l'utile al..... dilettevole (si fa per dire!!!).
La mattina va a caricare di acqua potabile un'autobotte e, dopo
aver fatto il culto nelle case dei due paesi, distribuisce l'acqua
agli abitanti. Per arrivare in questi due paesi si percorrono
circa 8 km su una strada più o meno asfaltata. Poi si lascia
la strada principale e si percorrono 7/8 km di strada a sterro.
Per fare circa 15/18 km, occorrono due ore. Quello che mi ha
colpito è che, strada facendo, si incontravano per via persone
con la Bibbia sotto il braccio che venivano al culto. Allora
Emanuel Enke scendeva dal suo camion e ci diceva se potevamo
caricarle per portare con il nostro furgone. Il furgone che
abbiamo acquistato per questo viaggio, è un combinato, non ha
molti posti, ma non c'era legge; la gente saliva e si sedeva
dove c'era posto, alcuni sulle ruote, altri stavano in piedi.....
insomma per un'ora di culto la gente si faceva sotto il sole
un'ora a piedi per andare e altrettanto per ritornare. E.....
fratelli, non vi sto parlando di villaggi sperduti dell'Africa,
sto parlando dell'Albania!!! In questo villaggio, Bratomire,
la situazione era veramente diversa dalla precedente. Sì! Abbiamo
avuto un gruppo di circa una quarantina di persone, (i bambini
a parte stavano facendo un'ora di Scuola Domenicale), ospiti
del "principale" del villaggio (una specie di Sindaco
delle nostre città), ma credo (esprimo un parere personale!)
che non tutti si trovassero lì per l'Evangelo, alcuni anche
per l'acqua. Poi siamo andati a distribuire l'acqua e siamo
tornati al villaggio dove eravamo ospiti. Il venerdì, ultimo
giorno prima della partenza, abbiamo incontrato di nuovo Arnold
Geiger; gli abbiamo raccontato la nostra esperienza. Ci ha ascoltato
con interesse dandoci anche delle utili informazioni. Ci ha
confermato inoltre la sua disponibilità ad accoglierci ed aiutarci
in qualunque senso qualora avessimo bisogno di un punto di riferimento
in Albania per incominciare o continuare un'opera. Mi ha
colpito anche un sogno che aspiro da quando sono al ministero.
Quello di vedere più opere collaborare insieme per il bene del
paese in cui vivono. A Pogradec ci sono tre diversi gruppi evangelici
cristiani e sono tutti e tre di carattere pentecostale ma di
provenienza denominazionale diversa. Ebbene, l'unico culto
pubblico, è quello della domenica mattina quando tutti si ritrovano
in un vecchio cinema (circa 250/300 persone) e dove i vari responsabili
si alternano nei loro compiti. Insomma, per ora, non esiste
il problema denominazionale. E questo è il segreto della crescita
della chiesa.
E il futuro? Il pastore Enke ci diceva che ormai non
sente più di avere le forze che gli consentano di continuare
per molto tempo ancora. Pochi giorni prima del nostro arrivo,
aveva subito un'aggressione da parte di un musulmano il quale
minacciandolo gli aveva portato via documenti e denari. Questo
fatto lo aveva sconvolto non poco e più che altro nutriva il
timore che ciò costituisse un pericolo per la sua famiglia in
Germania, dal momento che tra i suoi documenti vi erano, ovviamente
anche gli indirizzi di Siegen. La Chiesa Apostolica in Germania
ha più volte rivolto un appello per una nuova coppia di circa
35/40 anni che possa sostituire il pastore e continuare la sua
opera in Pogradec, ma senza risultati. Questo nostro viaggio
in Albania ha in qualche modo sottolineato la nostra volontà
a fare qualche cosa per questo paese. Certo anche se l'iniziativa
è partita da Grosseto, adesso assume una consistenza tale da
coinvolgere l'opera nazionale. Abbiamo promesso al pastore Enke
che entro il mese di ottobre 96, cioè dopo il Consiglio Nazionale
di ottobre prossimo, gli faremo avere una risposta in ordine
al nostro coinvolgimento in Albania. Personalmente vedo solo
due ipotesi di lavoro.
La prima: Organizzare un secondo viaggio esplorativo non
appena vi siano alcune persone (o coppie) che intendano trasferirsi
in Albania per un periodo di tempo minimo di due mesi. Persone
che abbiano delle attitudini pratiche, specializzazioni tecniche,
una modesta conoscenza della lingua inglese (molti parlano e
capiscono l'italiano, però potrebbero essere inseriti in gruppi
di lavoro con inglesi e americani), una buona maturità spirituale
e buon spirito d'avventura.
La seconda: Accogliere eventuali vocazioni di coppie impegnate
nel ministero disposte a trasferirsi, entro un anno o un anno
e mezzo, in Albania per prendere la responsabilità del pastore
Enke.
Attraverso queste pagine, invito tutti i miei conservi a
prendere a cuore questo problema che come chiesa, ci vedrebbe
agli albori di un'attività missionaria, già iniziata con Malta,
che potrebbe continuare con l'Albania e ... chissà! Sapete che
da Pogradec o Tirana si potrebbe andare facilmente anche in
Croazia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Serbia ed altri paesi
slavi? Il Signore ci aiuti tutti quanti ad amare queste popolazioni,
dove vittime e colpevoli, dei diversi conflitti, hanno bisogno
di realizzare nel proprio cuore la vera pace. |